30 Maggio, 2025

Materiali viaggio Wencheng

La valorizzazione della storia locale (seconda parte)

LA VALORIZZAZIONE DELL’ESPERIENZA MIGRATORIA: I MUSEI e LA RISCOPERA DEL CONTRIBUTO DELLA CULTURA LOCALE ALLA CULTURA “ALTA”

In molte località esistono inoltre dei “musei”, di dimensione diversa, talvolta anche privati, dedicati al tema dell’emigrazione e spesso sostenuti dalle autorità locali e provinciali. Il più grande si trova a Qingtian (青田); esistono oramai molti studi sulla emigrazione da Qingtian, in particolare una “Storia dei cinesi d’oltremare di Qingtian”(青团华侨史);  l’Università di Wenzhou è specializzata nello studio del fenomeno migratorio, oltre a organizzare molte iniziative, anche on line, di insegnamento del cinese per i figli di immigrati,  a offrire loro occasioni di studio e di soggiorno, compresi campus estivi, e mantenere forti legami con le “scuole di eredità” – istituzioni presenti all’estero per il mantenimento della lingua d’origine, più o meno correttamente formalizzate e spesso denominate “associazioni” piuttosto che “scuole”. Non sostituiscono, ovviamente, il percorso di istruzione obbligatorio previsto nei paesi di emigrazione.

Museo di Qingtian: una famiglia mista con una bimba, forse Marinella?
Museo di Qingtian: Ringraziamenti al dott. Gao Shuai, in occasione dell’emergenza Covid.
Museo di Qingtian: Il signor Lin Degao, immigrato in Italia. La foto precisa che il figlio è di “sangue misto”.
Il Museo di Yuhu conserva la foto della prima casa “in stile occidentale” costruita nell’area.
Questa immagine, ripresa dal Museo di Yuhu, ci mostra il livello di istruzione degli emigranti: vediamo che la maggior parte aveva un generico livello di istruzione descritto come “livello di cultura da scuola media inferiore” (53%), mentre il 20% aveva una istruzione da scuola elementare – non meglio specificata – e il 19% una istruzione a livello di scuola media superiore (anche qui, però, l’indicazione è generica).
Prima che la pandemia colpisse duramente anche la Cina, le associazioni di emigrati all’estero sono state molto attive nel fornire aiuto e…mascherine, all’epoca costosissime e introvabili nel nostro paese. Qui una testimonianza: le lettere sono le “conferme di ricezione” di somme di denaro da parte di una Associazione milanese e di una dell’area di Firenze.
Questa immagine, sempre ripresa presso il Museo di Yuhu, mostra l’enorme aumento delle rimesse in denaro degli emigrati di Yuhu dal 1976 al 2010 e testimonia del “successo economico” degli emigrati (le cfre sono espresse in decimigliaia di YUAN)

Il contributo degli emigrati all’economia locale è peraltro visibile anche nello sviluppo di alcune città, in particolare di Qingtian. A Yuhu, come abbiamo visto, un emigarto  ha finanziato la cosrtuzione di un ponte in memoria del padre. A Qingtian le rimesse dall’estero sono servite anche per il recupero delle vecchie mura delle città e hanno favorito un grande sviluppo urbano. Di seguito alcune immagini…


Immagine delle vecchie mura della città di Qingtian

La valorizzazione del territorio passa anche per il recupero e la “turisticizzazione” di elementi della cultura tradizionale, compresa la riscoperta di personaggi gloriosi che hanno i natali nel territorio. Questo fenomeno porta con sé i rischi di una “disneylizzazione” culturale, ma certamente promuove il turismo. In questa area, in ogni caso, esso è agli inizi.

Qui, con una installazione luminosa inaugurata per il Capodanno del 2024, si celebra la figura di Liu Ji刘基(1311-1375),il cui nome pubblico o di cortesia era Bowen 伯温 e che era anche chiamato Liu Qingtian, in onore della zona dalla quale proveniva. Fu una figura di grande rilievo nel processo che portò alla riconquista del potere da parte di una dinastia cinese, quella Ming, dopo l’intermezzo mongolo e fu anche letterato di talento, convinto della funzione essenziale della poesia nell’educazione e assertore della necessità di un ritorno a uno stile poetico asciutto, sobrio e privo di abbellimenti e orpelli inutili che mascherassero la mancanza di contenuti. La sua abitazione è stata individuata nei pressi di Wuyang, dove, come abbiamo visto, sta sorgendo un complesso ispirato all’idea dell’”agriturismo”.

SI EMIGRA SOPRATTUTTO …PER BISOGNO

La zona di Qingtian era famosa in tutto il paese per una pietra pregiata e famosa, le cui cave si sono oramai esaurite e il mestiere la popolazione locale affiancava l’attività agricola a quella di cavatori e lavoratori della pietra.

Era un’attività dura e i proventi erano molto limitati. La povertà è testimoniata dalla riproduzione di alcune delle foto riprese nel Museo del piccolo villaggio di Longxian, nel distretto di Fang Shan (龙现,方山县), dalle immagini di vita quotidiana, a quelle delle abitazioni, oggi in alcuni casi recuperate con funzione turistica. Anche questa piccola località, infatti, cerca di inventarsi una nuova vocazione come luogo della memoria storica degli emigrati. Nel villaggio, oggi di fatto vuoto, è riassunta l’anima profonda di quasi tutti i percorsi migratori: la fuga dalla povertà, la speranza di una vita migliore, la nostalgia. Vi sono oggi in loco alcune abitazioni in stile “occidentale”, costruite dagli emigrati che hanno fatto un po’ di fortuna e che hanno voluto costruirsi la casa nel luogo natale, in previsione di ritornare in vecchiaia nella propria terra. Queste case, però, sono per la maggioranza vuote. La gente del posto, tuttavia, racconta che i proprietari non vogliono venderle o affittarle, proprio perché sopravvive, soprattutto tra le prime generazioni di emigrati, il sogno del ritorno. Qui, su molte delle case oggi recuperate, è stata apposta una targa che evidenzia i percorsi migratori delle famiglie. Sono tra le fotografie che trovate qui di seguito:

Le famiglie sparse per il mondo e le targhe sulle case:

Stela realizzata nel 2004 dove si indicano i donatori che hanno contribuito al “recupero” del villaggio
La vita dura di Longxian, negli anni Settanta, come documentata dalle foto nel piccolo museo locale.

La vita contadina negli anni Settanta, dalle cucine alla bacinella per l’igiene ai giochi dei bimbi, agli oggetti “decorativi” e ai poster che decoravano le pareti (qui il manifesto è del periodo della Rivoluzione Culturale 1966-176 e fa riferimento allo spostamento volontario dei giovani nelle campagne nei primi anni Settanta): queste sono immagini da un piccolo museo di Longxian.  Forse le case erano più piccole e meno accoglienti e le condizioni igieniche erano più precarie…

La Chiesa cristiana protestante nella località di Longxian (龙现). Il fenomeno della conversione alle diverse confessioni del Cristianesimo esiste, anche se non è particolarmente rilevante. Il 18 aprile 2024, giorno di questa visita, la chiesa era chiusa.
Questa struttura vuota è accanto alla casa del possidente del luogo, anch’essa vuota, oggi museo, che apparteneva alla famiglia Wu. Anche la ricca famiglia Wu (吴), tuttavia, emigrò da Longxian.
Questa lastra di marmo all’ingresso dell’abitazione della famiglia Wu informa che la casa è oggi bene culturale protetto della Provincia del Zhejiang.
La casa…
L’ingresso…
Il muro di cinta della casa degli Wu col carattere di “Felicità” (dall’esterno)
La signora Wu (Lin Suicong, 林碎葱)
Il signor Wu Qiankui, 吴乾奎.
I coniugi Wu

Particolari dell’abitazione…

Il letto d’epoca, conservato insieme a qualche mobile…

Nella casa museo degli Wu sono presenti anche le foto di alcuni emigrati in Europa che, nel 1938, dalla Francia si spostarono in Spagna per partecipare come volontari delle brigate internazionali nella guerra civile contro il franchismo. Questo signore, Yang Chunrong, tornerà con altri tre compagni in Francia e da Marsiglia si imbarcherà per la Cina, dove parteciperà alla guerra di resistenza contro il Giappone.

Case abbandonate…

In basso, una casa recuperata a scopo turistico. Oggi ospita un ristorante…

Le case in stile occidentale: il sogno del ritorno…

La valorizzazione della storia locale (terza parte)